Gli esperti che studiano l’antica Grecia dicono che all’epoca la gente non si considerava padrona dei propri pensieri. Quando gli antichi greci formulavano un pensiero, era perché una divinità aveva deciso di dargli un ordine. Apollo gli diceva di essere coraggioso. Atena di innamorarsi.
Oggi la gente vede la pubblicità delle patatine al formaggio e si fionda fuori a comprarle, però lo chiama libero arbitrio.
Almeno gli antichi greci erano più onesti.
Chuck Palahniuk  (via doppisensi)
le dimensioni di quello scheletro che io ora mi accingerò ad esporre, sono letteralmente copiate dal mio braccio destro dove le ho tatuate, poichè nei miei vagabondaggi tempestosi di quel periodo, non v’era altro mezzo sicuro per conservare dati tanto preziosi. ma disponendo di poco spazio e desiderando che le altre parti del mio corpo restassero pagina bianca per un poema che stavo allora componendo, o almeno quelle altre parti non tatuate che mi restavano, non mi preoccupai dei pollici frazionari; d’altra parte, in verità, i pollici non dovrebbero affatto entrare in una congeniale misurazione della balena. vi sono in tutto quaranta e più vertebre, che nello scheletro non sono legate l’una all’altra. stanno per lo più come i grandi blocchi nodosi di una guglia gotica, che formano solidi strati di pesante muratura. la più grande, una mediana, è larga un po’ meno di tre piedi e spessa più di quattro. la più piccola, dove la spina si affusola nella coda, è larga soltanto due pollici e somiglia ad una bianca palla da biliardo. mi hanno detto che ce n’erano di ancora più piccole, ma sono state perdute da certi cannibali monelli, figli dei sacerdoti, che le avevano rubate per giocare alle biglie. e così noi vediamo come anche la spina di uno dei più smisurati esseri viventi, si rimpicciolisca, alla fine, fino a diventare un semplice gioco da ragazzi.
Hermann Melville, Moby Dick o la balena bianca

(via inchiaramente)